{"id":25,"date":"2007-12-26T10:04:25","date_gmt":"2007-12-26T05:04:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gornahoor.net\/?p=25"},"modified":"2021-12-26T00:07:01","modified_gmt":"2021-12-26T05:07:01","slug":"love-is-but-a-dream","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gornahoor.net\/?p=25","title":{"rendered":"Dialogo di Torquato Tasso e del suo Genio familiare"},"content":{"rendered":"<h2>by <strong>Giacomo Leopardi<\/strong><\/h2>\n<p><em>Genio<\/em>. Come stai, Torquato?<\/p>\n<p><em>Tasso<\/em>. Ben sai come si pu\u00f2 stare in una prigione, e dentro ai guai fino al collo.<\/p>\n<p><em>Genio<\/em>. Via, ma dopo cenato non \u00e8 tempo da dolersene. Fa buon animo, e ridiamone insieme.<\/p>\n<p><em>Tasso<\/em>. Ci son poco atto. Ma la tua presenza e le tue parole sempre mi consolano. Siedimi qui accanto.<\/p>\n<p><em>Genio<\/em>. Che io segga? La non \u00e8 gi\u00e0 cosa facile a uno spirito. Ma ecco: fa conto ch&#8217;io sto seduto.<\/p>\n<p><em>Tasso<\/em>. Oh potess&#8217;io rivedere la mia Leonora. Ogni volta che ella mi torna alla mente, mi nasce un brivido di gioia, che dalla cima del capo mi si stende fino all&#8217;ultima punta de&#8217; piedi; e non resta in me nervo n\u00e9 vena che non sia scossa. Talora, pensando a lei, mi si ravvivano nell&#8217;animo certe immagini e certi affetti, tali, che per quel poco tempo, mi pare di essere ancora quello stesso Torquato che fui prima di aver fatto esperienza delle sciagure e degli uomini, e che ora io piango tante volte per morto. In vero, io direi che l&#8217;uso del mondo, e l&#8217;esercizio de&#8217; patimenti, sogliono come profondare e sopire dentro a ciascuno di noi quel primo uomo che egli era: il quale di tratto in tratto si desta per poco spazio, ma tanto pi\u00f9 di rado quanto \u00e8 il progresso degli anni; sempre pi\u00f9 poi si ritira verso il nostro intimo, e ricade in maggior sonno di prima; finch\u00e9 durando ancora la nostra vita, esso muore. In fine, io mi maraviglio come il pensiero di una donna abbia tanta forza, da rinnovarmi, per cos\u00ec dire, l&#8217;anima, e farmi dimenticare tante calamit\u00e0. E se non fosse che io non ho pi\u00f9 speranza di rivederla, crederei non avere ancora perduta la facolt\u00e0 di essere felice.<\/p>\n<p><em>Genio<\/em>. Quale delle due cose stimi che sia pi\u00f9 dolce: vedere la donna amata, o pensarne?<\/p>\n<p><em>Tasso<\/em>. Non so. Certo che quando mi era presente, ella mi pareva una donna; lontana, mi pareva e mi pare una dea.<\/p>\n<p><em>Genio<\/em>. Coteste dee sono cos\u00ec benigne, che quando alcuno vi si accosta, in un tratto ripiegano la loro divinit\u00e0, si spiccano i raggi d&#8217;attorno, e se li pongono in tasca, per non abbagliare il mortale che si fa innanzi.<\/p>\n<p><em>Tasso<\/em>. Tu dici il vero pur troppo. Ma non ti pare egli cotesto un gran peccato delle donne; che alla prova, elle ci riescano cos\u00ec diverse da quelle che noi le immaginavamo?<\/p>\n<p><em>Genio<\/em>. Io non so vedere che colpa s&#8217;abbiano in questo, d&#8217;esser fatte di carne e sangue, piuttosto che di ambrosia e nettare. Qual cosa del mondo ha pure un&#8217;ombra o una millesima parte della perfezione che voi pensate che abbia a essere nelle donne? E anche mi pare strano, che non facendovi maraviglia che gli uomini sieno uomini, cio\u00e8 creature poco lodevoli e poco amabili; non sappiate poi comprendere come accada, che le donne in fatti non sieno angeli.<\/p>\n<p><em>Tasso<\/em>. Con tutto questo, io mi muoio dal desiderio di rivederla, e di riparlarle.<\/p>\n<p><em>Genio<\/em>. Via, questa notte in sogno io te la condurr\u00f2 davanti; bella come la giovent\u00f9; e cortese in modo, che tu prenderai cuore di favellarle molto pi\u00f9 franco e spedito che non ti venne fatto mai per l&#8217;addietro: anzi all&#8217;ultimo le stringerai la mano; ed ella guardandoti fiso, ti metter\u00e0 nell&#8217;animo una dolcezza tale, che tu ne sarai sopraffatto; e per tutto domani, qualunque volta ti sovverr\u00e0 di questo sogno, ti sentirai balzare il cuore dalla tenerezza.<\/p>\n<p><em>Tasso<\/em>. Gran conforto: un sogno in cambio del vero.<\/p>\n<p><em>Genio<\/em>. Che cosa \u00e8 il vero?<\/p>\n<p><em>Tasso<\/em>. Pilato non lo seppe meno di quello che lo so io.<\/p>\n<p><em>Genio<\/em>. Bene, io risponder\u00f2 per te. Sappi che dal vero al sognato, non corre altra differenza, se non che questo pu\u00f2 qualche volta essere molto pi\u00f9 bello e pi\u00f9 dolce, che quello non pu\u00f2 mai.<\/p>\n<p><em>Tasso<\/em>. Dunque tanto vale un diletto sognato, quanto un diletto vero?<\/p>\n<p><em>Genio<\/em>. Io credo. Anzi ho notizia di uno che quando la donna che egli ama, se gli rappresenta dinanzi in alcun sogno gentile, esso per tutto il giorno seguente, fugge di ritrovarsi con quella e di rivederla; sapendo che ella non potrebbe reggere al paragone dell&#8217;immagine che il sonno gliene ha lasciata impressa, e che il vero, cancellandogli dalla mente il falso, priverebbe lui del diletto straordinario che ne ritrae. Per\u00f2 non sono da condannare gli antichi, molto pi\u00f9 solleciti, accorti e industriosi di voi, circa a ogni sorta di godimento possibile alla natura umana, se ebbero per costume di procurare in vari modi la dolcezza e la giocondit\u00e0 dei sogni; n\u00e9 Pitagora \u00e8 da riprendere per avere interdetto il mangiare delle fave, creduto contrario alla tranquillit\u00e0 dei medesimi sogni, ed atto a intorbidarli\u00a0<a title=\"\" href=\"http:\/\/www.classicitaliani.it\/leopardi\/prosa\/Leopardi_Tasso.htm#_ftn2\">[2]<\/a>\u00a0; e sono da scusare i superstiziosi che avanti di coricarsi solevano orare e far libazioni a Mercurio conduttore dei sogni, acci\u00f2 ne menasse loro di quei lieti; l&#8217;immagine del quale tenevano a quest&#8217;effetto intagliata in su&#8217; piedi delle lettiere\u00a0<a title=\"\" href=\"http:\/\/www.classicitaliani.it\/leopardi\/prosa\/Leopardi_Tasso.htm#_ftn3\">[3]<\/a>\u00a0. Cos\u00ec, non trovando mai la felicit\u00e0 nel tempo della vigilia, si studiavano di essere felici dormendo: e credo che in parte, e in qualche modo, l&#8217;ottenessero; e che da Mercurio fossero esauditi meglio che dagli altri Dei.<\/p>\n<p><em>Tasso<\/em>. Per tanto, poich\u00e9 gli uomini nascono e vivono al solo piacere, o del corpo o dell&#8217;animo; se da altra parte il piacere \u00e8 solamente o massimamente nei sogni, converr\u00e0 ci determiniamo a vivere per sognare: alla qual cosa, in verit\u00e0, io non mi posso ridurre.<\/p>\n<p><em>Genio<\/em>. Gi\u00e0 vi sei ridotto e determinato, poich\u00e9 tu vivi e che tu consenti di vivere. Che cosa \u00e8 il piacere?<\/p>\n<p><em>Tasso<\/em>. Non ne ho tanta pratica da poterlo conoscere che cosa sia.<\/p>\n<p><em>Genio<\/em>. Nessuno lo conosce per pratica, ma solo per ispeculazione: perch\u00e9 il piacere \u00e8 un subbietto speculativo, e non reale; un desiderio, non un fatto; un sentimento che l&#8217;uomo concepisce col pensiero, e non prova; o per dir meglio, un concetto, e non un sentimento. Non vi accorgete voi che nel tempo stesso di qualunque vostro diletto, ancorch\u00e9 desiderato infinitamente, e procacciato con fatiche e molestie indicibili; non potendovi contentare il goder che fate in ciascuno di quei momenti, state sempre aspettando un goder maggiore e pi\u00f9 vero, nel quale consista in somma quel tal piacere; e andate quasi riportandovi di continuo agl&#8217;istanti futuri di quel medesimo diletto? Il quale finisce sempre innanzi al giunger dell&#8217;istante che vi soddisfaccia; e non vi lascia altro bene che la speranza cieca di goder meglio e pi\u00f9 veramente in altra occasione, e il conforto di fingere e narrare a voi medesimi di aver goduto, con raccontarlo anche agli altri, non per sola ambizione, ma per aiutarvi al persuaderlo che vorreste pur fare a voi stessi. Per\u00f2 chiunque consente di vivere, nol fa in sostanza ad altro effetto n\u00e9 con altra utilit\u00e0 che di sognare; cio\u00e8 credere di avere a godere, o di aver goduto; cose ambedue false e fantastiche.<\/p>\n<p><em>Tasso<\/em>. Non possono gli uomini credere mai di godere presentemente?<\/p>\n<p><em>Genio<\/em>. Sempre che credessero cotesto, godrebbero in fatti. Ma narrami tu se in alcun istante della tua vita, ti ricordi aver detto con piena sincerit\u00e0 ed opinione: io godo. Ben tutto giorno dicesti e dici sinceramente: io godr\u00f2; e parecchie volte, ma con sincerit\u00e0 minore: ho goduto. Di modo che il piacere \u00e8 sempre o passato o futuro, e non mai presente.<\/p>\n<p><em>Tasso<\/em>. Che e quanto dire e sempre nulla.<\/p>\n<p><em>Genio<\/em>. Cos\u00ec pare.<\/p>\n<p><em>Tasso<\/em>. Anche nei sogni.<\/p>\n<p><em>Genio<\/em>. Propriamente parlando.<\/p>\n<p><em>Tasso<\/em>. E tuttavia l&#8217;obbietto e l&#8217;intento della vita nostra, non pure essenziale ma unico, \u00e8 il piacere stesso; intendendo per piacere la felicit\u00e0; che debbe in effetto esser piacere; da qualunque cosa ella abbia a procedere.<\/p>\n<p><em>Genio<\/em>. Certissimo.<\/p>\n<p><em>Tasso<\/em>. Laonde la nostra vita, mancando sempre del suo fine, \u00e8 continuamente imperfetta: e quindi il vivere \u00e8 di sua propria natura uno stato violento.<\/p>\n<p><em>Genio<\/em>. Forse.<\/p>\n<p><em>Tasso<\/em>. Io non ci veggo forse. Ma dunque perch\u00e9 viviamo noi? voglio dire, perch\u00e9 consentiamo di vivere?<\/p>\n<p><em>Genio<\/em>. Che so io di cotesto? Meglio lo saprete voi, che siete uomini.<\/p>\n<p><em>Tasso<\/em>. Io per me ti giuro che non lo so.<\/p>\n<p><em>Genio<\/em>. Domandane altri de&#8217; pi\u00f9 savi, e forse troverai qualcuno che ti risolva cotesto dubbio.<\/p>\n<p><em>Tasso<\/em>. Cos\u00ec far\u00f2. Ma certo questa vita che io meno, \u00e8 tutta uno stato violento: perch\u00e9 lasciando anche da parte i dolori, la noia sola mi uccide.<\/p>\n<p><em>Genio<\/em>. Che cosa \u00e8 la noia?<\/p>\n<p><em>Tasso<\/em>. Qui l&#8217;esperienza non mi manca, da soddisfare alla tua domanda. A me pare che la noia sia della natura dell&#8217;aria: la quale riempie tutti gli spazi interposti alle altre cose materiali, e tutti i vani contenuti in ciascuna di loro; e donde un corpo si parte, e altro non gli sottentra, quivi ella succede immediatamente. Cos\u00ec tutti gl&#8217;intervalli della vita umana frapposti ai piaceri e ai dispiaceri, sono occupati dalla noia. E per\u00f2, come nel mondo materiale, secondo i Peripatetici, non si d\u00e0 v\u00f2to alcuno; cos\u00ec nella vita nostra non si d\u00e0 v\u00f2to; se non quando la mente per qualsivoglia causa intermette l&#8217;uso del pensiero. Per tutto il resto del tempo, l&#8217;animo considerato anche in se proprio e come disgiunto dal corpo, si trova contenere qualche passione; come quello a cui l&#8217;essere vacuo da ogni piacere e dispiacere, importa essere pieno di noia; la quale anco \u00e8 passione, non altrimenti che il dolore e il diletto.<\/p>\n<p><em>Genio<\/em>. E da poi che tutti i vostri diletti sono di materia simile ai ragnateli; tenuissima, radissima e trasparente; perci\u00f2 come l&#8217;aria in questi, cos\u00ec la noia penetra in quelli da ogni parte, e li riempie. Veramente per la noia non credo si debba intendere altro che il desiderio puro della felicit\u00e0; non soddisfatto dal piacere, e non offeso apertamente dal dispiacere. Il qual desiderio, come dicevamo poco innanzi, non \u00e8 mai soddisfatto; e il piacere propriamente non si trova. Sicch\u00e9 la vita umana, per modo di dire, e composta e intessuta, parte di dolore, parte di noia; dall&#8217;una delle quali passioni non ha riposo se non cadendo nell&#8217;altra. E questo non \u00e8 tuo destino particolare, ma comune di tutti gli uomini.<\/p>\n<p><em>Tasso<\/em>. Che rimedio potrebbe giovare contro la noia?<\/p>\n<p><em>Genio<\/em>. Il sonno, l&#8217;oppio, e il dolore. E questo \u00e8 il pi\u00f9 potente di tutti: perch\u00e9 l&#8217;uomo mentre patisce, non si annoia per niuna maniera.<\/p>\n<p><em>Tasso<\/em>. In cambio di cotesta medicina, io mi contento di annoiarmi tutta la vita. Ma pure la variet\u00e0 delle azioni, delle occupazioni e dei sentimenti, se bene non ci libera dalla noia, perch\u00e9 non ci reca diletto vero, contuttoci\u00f2 la solleva ed alleggerisce. Laddove in questa prigionia, separato dal commercio umano, toltomi eziandio lo scrivere, ridotto a notare per passatempo i tocchi dell&#8217;oriuolo, annoverare i correnti, le fessure e i tarli del palco, considerare il mattonato del pavimento, trastullarmi colle farfalle e coi moscherini che vanno attorno alla stanza, condurre quasi tutte le ore a un modo; io non ho cosa che mi scemi in alcun parte il carico della noia.<\/p>\n<p><em>Genio<\/em>. Dimmi: quanto tempo ha che tu sei ridotto a cotesta forma di vita?<\/p>\n<p><em>Tasso<\/em>. Pi\u00f9 settimane, come tu sai.<\/p>\n<p><em>Genio<\/em>. Non conosci tu dal primo giorno al presente, alcuna diversit\u00e0 nel fastidio che ella ti reca?<\/p>\n<p><em>Tasso<\/em>. Certo che io lo provava maggiore a principio: perch\u00e9 di mano in mano la mente, non occupata da altro e non isvagata, mi si viene accostumando a conversare seco medesima assai pi\u00f9 e con maggior sollazzo di prima, e acquistando un abito e una virt\u00f9 di favellare in se stessa, anzi di cicalare, tale, che parecchie volte mi pare quasi avere una compagnia di persone in capo che stieno ragionando, e ogni menomo soggetto che mi si appresenti al pensiero, mi basta a farne tra me e me una gran diceria.<\/p>\n<p><em>Genio<\/em>. Cotesto abito te lo vedrai confermare e accrescere di giorno in giorno per modo, che quando poi ti si renda la facolt\u00e0 di usare cogli altri uomini, ti parr\u00e0 essere pi\u00f9 disoccupato stando in compagnia loro, che in solitudine. E quest&#8217;assuefazione in s\u00ec fatto tenore di vita, non credere che intervenga solo a&#8217; tuoi simili, gi\u00e0 consueti a meditare; ma ella interviene in pi\u00f9 o men tempo a chicchessia. Di pi\u00f9, l&#8217;essere diviso dagli uomini e, per dir cos\u00ec, dalla vita stessa, porta seco questa utilit\u00e0; che l&#8217;uomo, eziandio sazio, chiarito e disamorato delle cose umane per l&#8217;esperienza; a poco a poco assuefacendosi di nuovo a mirarle da lungi, donde elle paiono molto pi\u00f9 belle e pi\u00f9 degne che da vicino, si dimentica della loro vanit\u00e0 e miseria; torna a formarsi e quasi crearsi il mondo a suo modo; apprezzare, amare e desiderare la vita; delle cui speranze, se non gli \u00e8 tolto o il potere o il confidare di restituirsi alla societ\u00e0 degli uomini, si va nutrendo e dilettando, come egli soleva a&#8217; suoi primi anni. Di modo che la solitudine fa quasi l&#8217;ufficio della giovent\u00f9; o certo ringiovanisce l&#8217;animo, ravvalora e rimette in opera l&#8217;immaginazione, e rinnuova nell&#8217;uomo esperimentato i beneficii di quella prima inesperienza che tu sospiri. Io ti lascio; che veggo che il sonno ti viene entrando; e me ne vo ad apparecchiare il bel sogno che ti ho promesso. Cos\u00ec, tra sognare e fantasticare, andrai consumando la vita; non con altra utilit\u00e0 che di consumarla; che questo e l&#8217;unico frutto che al mondo se ne pu\u00f2 avere, e l&#8217;unico intento che voi vi dovete proporre ogni mattina in sullo svegliarvi. Spessissimo ve la conviene strascinare co&#8217; tarla in sul dosso. Ma, in fine, il tuo tempo non \u00e8 pi\u00f9 lento a correre in questa carcere, che sia nelle sale e negli orti quello di chi ti opprime. Addio.<\/p>\n<p><em>Tasso<\/em>. Addio. Ma senti. La tua conversazione mi riconforta pure assai. Non che ella interrompa la mia tristezza: ma questa per la pi\u00f9 parte del tempo \u00e8 come una notte oscurissima, senza luna n\u00e9 stelle; mentre son teco, somiglia al bruno dei crepuscoli, piuttosto grato che molesto. Acci\u00f2 da ora innanzi io ti possa chiamare o trovare quando mi bisogni, dimmi dove sei solito di abitare.<\/p>\n<p><em>Genio<\/em>. Ancora non l&#8217;hai conosciuto? In qualche liquore generoso.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gran conforto: un sogno in cambio del vero. <span class=\"continue-reading\"><a href=\"https:\/\/gornahoor.net\/?p=25\">Continue reading <span class=\"meta-nav\">&rarr;<\/span><\/a><\/span><\/p>\n","protected":false},"author":57,"featured_media":15472,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[64],"tags":[579],"class_list":["post-25","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-literature","tag-giacomo-leopardi"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/gornahoor.net\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/25","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/gornahoor.net\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/gornahoor.net\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gornahoor.net\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/57"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gornahoor.net\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=25"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/gornahoor.net\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/25\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":15471,"href":"https:\/\/gornahoor.net\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/25\/revisions\/15471"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gornahoor.net\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/15472"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/gornahoor.net\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=25"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/gornahoor.net\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=25"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/gornahoor.net\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=25"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}